AMORE MIO, COME FARÓ...
...a rassegnarmi a vivere e proprio io che t'amo, ti sto implorando, aiutami a distruggerti. (Michele Zarrillo, da Cinque giorni che t'ho perso). Ma anche E mi manchi, amore mio e mi manchi come quando cerco Dio e l'assenza di te è un vuoto dentro me (Laura Pausini, da In assenza di te), piuttosto che Da quando mi hai lasciato pure tu non è più domenica (Cesare Cremonini, da Marmellata n°25).
Essere lasciati non è bello, d'accordo, ma neppure essere responsabili di tutto questo (vedi sopra)lo è. E, forse, lasciare è ancora più difficile che essere lasciati. Per un semplice motivo, il/la lasciato/a, solitamente, gode della comprensione di parenti e amici, che fanno quadrato intorno a lui, mentre il/la lasciante passa inevitabilmente per lo stronzo/a di turno. E oltre ai personali sensi di colpa, deve anche subire l'isolamento degli altri. Se, comunque, si è stati insieme a una persona, qualcosa quella persona deve pur aver significato e saperla che soffre, a meno di essere dei veri stronzi, non è simpatico, soprattutto perché si ha la consapevolezza di essere causa della sua sofferenza
. Ma che cosa si dovrebbe fare, allora, soffrire per non far soffrire l'altro/a? La risposta della ragione è sicuramente no, certo che no, se non lo/la ami più o non ci stai più bene insieme, lascialo/a immediatamente, ma la risposta del cuore è beh, in fondo, soffrire è meglio che far soffrire. Probabilmente, questo è uno di quei casi in cui è opportuno ascoltare solo la voce della ragione, lasciando tacere l'istinto, ma, come dice un proverbio non esattamente da educanda, tutti fr... con il c... degli altri, cioè è facile parlare se non si è coinvolti in prima persona.
So benissimo che devo lasciare Marco, ma mi rendo conto di quanto sia difficile. E non per paura di restare sola, sia chiaro, devo ammettere, bando alla falsa modestia, di essere una persona che sa stare anche molto bene da sola, ma soltanto e solo per paura della sua reazione. Ho paura di come potrebbe reagire di fronte alle parole è finita. Essenzialmente, sono due le possibili reazioni che mi preoccupano:
oppure
, cioè che si incazzi, diventando anche potenzialmente aggressivo o, peggio, che scoppi a piangere. Nel primo caso, avrei paura, Donna Abbondia è la prima ad ammetterlo, nel secondo, proverei un senso di colpa spaventoso che mi farebbe stare malissimo. Anche perché la mia esperienza in merito non è delle più simpatiche: l'unica volta in cui ho lasciato una persona, nel lontano 2003 (e ancora mi chiedo come ho fatto), mi era scoppiato a piangere davanti e, il giorno dopo, avevo ricevuto una telefonata di fuoco del suo migliore amico che, tirandomi dietro un treno di insulti, mi accusava di aver fatto soffrire come un bestia quell'angelo
del suo amico. Ammetto di aver passato giorni migliori. E, pochi mesi fa, un mio caro amico è stato lasciato dalla ragazza e, contemporaneamente, anche la mia amica Emanuela ha dato il benservito al fidanzato: bene, i tipi in questione mi hanno tormentato (in senso buono, perché, alla fine, non è che dessero particolarmente noia)telefonicamente per giorni e giorni piangendo il loro perduto amore. Ora, immaginarmi Marco che telefona a destra e a manca in cerca di conforto non mi fa esattamente piacere, ma cosa devo fare, ripeto, stare con lui se mi va più stretto di un paio di pantaloni taglia 36? Sono stata con lui cinque mesi, che non sono tanti, paragonati alle storie di anni, ma non sono neppure cinque giorni (che ti ho perso...ah ah ah!)e...cosa dire, che mi dispiace che non abbia funzionato, tutto qui. Che mi dispiace per il dolore che proverà, anche se io spero sempre che non soffra e che, comunque, alle canzoni in toni simil-catastrofici di inizio post voglio aggiungerne un'ultima, di Adriano Celentano: per averti, farei di tutto, ma non ti voglio, non ti voglio senza amore. Avere una persona a metà e sapere che sta insieme a te solo per non farti soffrire...probabilmente è ancora peggio.